|
09-06-2005
BR Stylers
Dubbando dalla Polonia
L’ultima alba in Polonia scatta alle ore 5.20 circa del 29
maggio. E’ un’alba rossa e gialla che illumina la campagna e preserva la
luce che ha caratterizzato questi 10 giorni di tour. C’e’ un retrogusto
amaro dietro questa partenza improvvisa, ma per fortuna dopo qualche primo
minuto di tristezza rimangono nel cuore solo le cose belle. E’ strana
questa dilatazione del tempo. Il telefono non suona mai. Gli impegni di
lavoro sono lontani, come facessero parte di una vita parallela, e 10
giorni cosi’ sono come sei mesi di vita normale… ogni giorno e’ diverso dal
precedente, ogni realta’ riserva nuove sorprese.
Persa nel fluttuare di queste infinite attese mi sento strana. Piu’
morbida. Piu’ leggera. La musica scandisce il tempo in ogni senso e decide
cosa devi fare, un po’ come il bit della cassa decide il passo della danza.
Ogni giorno la sveglia suona alle 8.30 e ci deve portare ad arrivare al
sound check alle ore 17.00. Ogni giorno in una citta’ diversa. Qui non ci
sono autostrade se non per brevissimi tratti, quindi anche per fare 200 km
la media dei nostri viaggi giornalieri e’ di 7/8 ore… E’ un po’ faticoso ma
il paesaggio circostante ti impedisce quasi di dormire: dietro ogni curva
c’e’ una nuova distesa di verde, un bosco, un prato… due centrali nucleari
che spezzano il paesaggio come il fischio di un microfono durante il
fluttuare della musica…
Gp e’ sempre alla guida, lo vedo felice quasi commosso a volte; Antonio (il
tastierista) e’ il selecta di ogni viaggio. Passa da Thievery corporation (“the richest man in babylon”)
a Roots combination e poi Vibronics, Zion train, Sly
& robby... Gp ogni tanto ha bisogno di sentire Jah Shaka –
io mi ascolto Gentleman in cuffia ed ogni tanto propongo qualche
trojan (cofanetto azzurro – dub set vol.2): tornare alle radici non fa mai
male; Paolo ultimamente si risveglia con la cassa dance-hall e i bit sui centotrenta..
Tum-tum tum-tum ---
Antonio si e’ innamorato ormai 2000 volte e ha lasciato il cuore in ogni
citta’ eleggendo come vincitrice Cracovia a parimerito con Balystok. Le
ragazze qui sono veramente bellissime, posso testimoniare anch’io, anche se
non e’ il mio genere. I ragazzi??!! Lasciamo perdere… non si capisce
neanche come facciano ad essere dello stesso popolo… Vabbeh, si sa che al
femminile le cose riescono molto spesso meglio.
Stefano – il nostro fonico – e’ molto riflessivo: lo vedo sereno, parla
poco ma quando parla ci fa scompisciare dal ridere, soprattutto quando ci
imita le varie inflessioni dell’accento friulano, da nord a sud…
Paolo (il bassista) e’ stanco come al solito, e non riesce ad andare in
bagno come al solito… Suona il basso per ore, entra quasi in trance, parla,
ride, si guarda intorno con la curiosita’ di un bambino e si emoziona alla
sola vista di qualche squarcio di terra. Ma la sua mano continua a suonare
per quasi tutto il viaggio. Ad ogni tonfo si allerta per gli strumenti e si
preoccupa che non siano troppo esposti al sole. Li ha personalmente
incastrati a mo’ di tetris: capacita’ acquisita negli anni passati in sala
giochi invece di andare a scuola (…).
Io li osservo, mi diverto, sto bene con loro come sto bene veramente con
poche persone. E devo dire la verita’: non ci siamo quasi mai scannati… 10
giorni di convivenza non sono sempre facili ma ce l’abbiamo fatta alla
grande. Provo per la prima volta la sensazione di sentirmi a casa in ogni
luogo. Amo la mia valigia e il mio beauty case che, per la gioia di tutti,
la prima sera si e’ rotto. Non riuscivo piu’ ad aprirlo e non avevo ne’ la
combinazione ne’ la chiave, e cosi’ hanno fatto a gara per sventrarlo e
permettermi di prendere le mie cose. Naturalmente ha vinto Paolo, che ha
fatto saltare le viti e le molle per tutta la stanza, fiero di aver rotto
questo aggeggio ingombrante pieno di saponi & profumi... il sogno di
ogni uomo!
E cosi’ ho viaggiato per 10 giorni con il mio beauty avvolto nello scotch
di carta ma felice perche’ dentro c’era tutto quello che mi serviva. Ogni
tavolo, ogni pavimento, ogni bagno su cui ho appoggiato le mie cose mi
hanno fatto sentire a mio agio. Ogni luogo mi pareva fosse veramente casa
mia. Ogni luogo mi preparava alla musica. In ogni luogo ero con le persone
a cui voglio bene per fare la musica che amo e cosi’ non avevo mai paura e
non mi sentivo mai lontana e li’ ho pensato: ”Questa vita da errante
davvero mi piace…”
E’ una realta’ parallela. Non e’ un luogo lontano da casa.
E’ la scansione del tempo che e’ diversa, forse perche’ il tempo qui
nemmeno esiste… lo decide solo la danza e il calare ed il salire del Sole.
Insomma, questa Polonia e’ un paese meraviglioso. I giovani sono curiosi e
molto ricettivi. Accoglienti, un po’ delusi e sconvolti dal fatto che
nessuno di noi abbia voluto assaggiare la loro vodka, ma carini e molto
ospitali. Sfatiamo il mito che la Polonia e’ un paese povero: un po’
arretrato forse, ma lo definirei un paese semplice ed umile… ed e’ molto
diverso.
Credetemi: ce la passiamo peggio noi forse... qui una paga media e’ di 300
euro, i ricchi ne prendono 500... Ma gli affitti per un monolocale sono
intorno ai 150, mangiare costa pochissimo e loro non se ne preoccupano piu’
di tanto. E’ una necessita’, piu’ che un culto come da noi.
Sono trascorsi 10 giorni, sono volati, ma sono allo stesso tempo sembrati
lunghissimi. Qualcuno dalla penombra del “dancefloor” ha cantato le nostre
canzoni, ci ha portato qualche regalo e ha chiesto con dolcezza la dedica sul
cd. Qualcun altro ha gridato: “Woha!! Woha!!!“ che significa “Italia!
Italia!!”.
Preso dal delirio di qualche delay in distorsione, la stampa cattolica
& conservatrice sembra aver gradito la nostra italianita’ e il nostro
“dub danzante”. Qualcuno, nel presentarci in polacco si e’ fatto scappare
“maccheroni & pizza capricciosa”; qualcun altro ci ha chiesto i veri
ingridienti per la pizza, sapendo che quella polacca non ha niente a che
fare con la nostra.
Abbiamo visitato Cracovia e Varsavia, abbiamo visto il mar baltico ed
immaginato che al di la’ del mare si potesse intravedere la Finlandia,
sognando forse di poterci suonare un giorno. Abbiamo sentito parlare in
russo per la vicinanza al confine, abbiamo trovato la Venezia polacca,
Bialystok, una semplice cittadina di provincia con la maggiore realta’
reggae di tutto il paese… e, come ben sapete, il popolo reggae grazie a dio
e’ uguale in tutto il mondo, e l’atmosfera era proprio quella li’: un
rastafariano biondo con gli occhi azzurri, che canta prima di noi, si
esibisce con la bibbia in mano, e sparge il palco di enormi spicchi d’aglio
che, nella cultura rasta, serve a scacciare i pagani, e a noi ricorda con
tenerezza mille personaggi diversi della nostra Venezia, luogo italiano,
insieme al Salento, in cui la cultura reggae e’ forse piu’ forte di quella
che c’e’ attualmente persino in Jamaica.
Torniamo a casa in silenzio, ognuno sta pensando alle cose che lo hanno
piu’ colpito. Tutti, all’unisono, speriamo di tornarci presto e se non qui.
Speriamo che la nostra musica ci porti lontano, tanto ormai tutti sappiamo
che “nessun luogo e’ lontano” (come dice il libro) e che ogni luogo, se fai
quello che ami, ti riporta a casa e ti mette a contatto con le tue radici,
realizza in qualche modo i tuoi sogni.
|

|

|